Con grande soddisfazione possiamo annunciare la presenza di Studio Assist & Partners all'interno delle pagine di “Chi è chi del calcio e dello sport italiano”, l'annuario nato con l'idea di raccontare di interpreti del calcio e dello sport nazionale.

Quest'anno, una breve sezione è stata dedicata al mondo dei procuratori sportivi, mettendo a confronto due modelli diversi di fare business: uno più internazionale come la P&P di Federico Pastorello e un altro - il nostro - molto radicato sul territorio e basato su metodi innovativi.

Nell'articolo che ci è stato dedicato Luca Talotta ha intervistato Alberto Orlandi, Alessandro Orlandi e Andrea Modora per approfondire una realtà che riteniamo essere unica in Italia: “Siamo una società di servizi per lo sport, non ci piace essere etichettati solo come procuratori sportivi - hanno detto -. Siamo un mix di più competenze che stanno sotto lo stesso tetto”.

Il nostro, infatti, è un metodo di lavoro nuovo, che si ispira al modello britannico e statunitense: “Qui da noi siamo l'unica società di servizio che offre tutti questo. Tutti cercano di 'piazzare' il giocatore offrendo un minimo di gestione per mantenere il rapporto. Da noi è diverso: abbiamo deciso di unire più competenze per offrire un ventaglio di proposte. La nostra struttura è organizzata a pacchetti di servizi da erogare: parliamo di una gestione totale del calciatore ma possiamo fare consulenze mirate ai singoli atleti. L'obiettivo? Puntare sulla qualità del servizio”.

Già, perchè Studio Assist & Partners significa calcio ma non solo. La nostra società ha esperienza anche nel tennis e offre servizi a società sportive e imprese che vogliono investire nel mondo dello sport: “Dal tennista al triatleta, tutti sanno già cosa vogliono ed è paradossalmente più facile erogare servizi. Le aziende che lavorano con atleti, inoltre, necessitano di trovare un referente perchè spesso si trovano a parlare direttamente con il giocatore di turno anche per discorsi legati a comunicazione e marketing”.

Il concetto merceologico del calciatore viene meno, nel tentativo di discostarsi da un meccanismo che ha delle radici molto forti nel nostro paese: “L'atleta deve essere partecipe anche di un percorso fuori dal campo, dove la trasparenza operativa è il reale valore aggiunto”.

 

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