Quando l'abbiamo chiamato chiamato per intervistarlo, in sottofondo risuonava “Il meglio deve ancora venire”, nota canzone di Luciano Ligabue, artista che a Matteo Gerbaudo piace parecchio. Sarà un caso, ma questo pezzo si addice alla perfezione al momento del centrocampista che, dopo una grande stagione in prestito al Cuneo, ha appena rescisso il suo contratto col Pordenone e ora è pronto a rimettersi in gioco in una nuova piazza.

I numeri parlano per lui: complessivamente ha conquistato 35 presenze, condite da due gol decisivi e sei assist (a Cuneo hanno capito alla svelta quanto sia buono il suo piede sinistro). Insomma, Gerbaudo è uno di quelli sempre presenti e dove lo schieri sta, perché la maturità di un calciatore passa anche dalla sua dedizione e duttilità tattica. 

Matteo, partiamo parlando dalla stagione appena conclusa.
“È stata una stagione ricca di emozione. Siamo partiti in sordina, faticando ad adattarci alla categoria a livello di squadra, ma poi, col cambio in panchina, siamo riusciti ad arrivare e conquistare un risultato che per il Cuneo e per la città è storico. Siamo stati tutti bravi, è una salvezza arrivata con la forza del gruppo”.
Come giudichi la tua stagione a livello personale?
“Sono molto soddisfatto. Avrei potuto qualche gol in più però ci sono stati momenti belli come il gol alla Pistoiese a pochi secondi dalla fine, nella rimonta dallo 0-3 al 3-3. Una bella scarica di adrenalina”.
Qual è stato il momento più bello?
“Il triplice fischio dopo la gara col Gavorrano che è valsa la salvezza. A fine partita mi sono accasciato a terra e ho pensato in trenta secondi a tutta all'annata, levandomi un peso enorme. Ti assicuro che vincere un play out è come vincere un campionato”.

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