È un periodo di grande lavoro per le squadre professionistiche, ma anche per chi opera nei loro settori giovanili e per le società di Serie D che si affacciano sulla nuova stagione con grandi prospettive. Per analizzare tutti questi aspetti abbiamo intervistato il nostro Direttore Ricerca & Sviluppo, Davide Tessaro.

Davide, come valuti la situazione dei settori giovanili nazionali?
"Sono stati fatti passi avanti nell’ultimo periodo poiché le società pian piano stanno capendo l’importanze di investire sul proprio settore giovanile. I giovani sono una fonte primarie per i club perché assimilano l'identità e la cultura di esso durante gli anni di crescita e fino alla prima squadra, avendo giocatori più attaccati alla maglia e già in sintonia con le politiche del club. Tuttavia, c’è ancora molto da fare, in primis sulle strutture d’allenamento e sui convitti. A oggi, molte società professionistiche si allenano su diversi campi durante la settimana, magari nessuno di proprietà del club, in condizioni precarie. Oppure, ci sono situazioni in cui ragazzi minorenni devono vivere in cinque o sei in un appartamento senza neanche la supervisione di un tutor".

Possiamo dire che complessivamente il livello tecnico si è alzato?
"Sicuramente sì, negli ultimi anni con le riforme della federazione si tende ad avere allenatori più preparati e di conseguenza ragazzi più pronti. Ci sono sempre più giocatori tecnici e fisicamente prestanti. Ad esempio, è sempre più difficile trovare una vera prima punta alla Llorente, il calcio di adesso è più veloce e tecnico e di conseguenza si sta andando in quella direzione".

L’abolizione delle liste porterà le società a rivedere le proprie strategie di mercato. Cosa cambierà per i calciatori più giovani?
"Sarà un bel cambiamento perché molti ragazzi arrivavano in Primavera senza essere pronti e di conseguenza si perdevano in panchina o peggio in tribuna. Facendo così i giocatori più pronti saranno aggregati direttamente all’ultimo step prima della prima squadra mentre chi ha ancora bisogno di crescere ulteriormente ha ancora un anno di formazione".

L’abolizione delle liste cosa cambia per i giocatori più giovani?
"L’abolizione delle liste farà sì che giocheranno solo i giovani meritevoli come è giusto che sia. Anche se con i guadagni sul minutaggio, quest’anno dal ’98 in giù, molte società soprattutto quelle più piccole favoriranno sempre l’utilizzo dei giovani così da avere un ritorno e in futuro anche una possibile plusvalenza se il ragazzo è di proprietà".

Tra poche settimane inizierà anche il campionato di Serie D: che ruolo ha nella formazione dei giovani talenti?
"Credo che il campionato di Serie D sia molto valido e formativo per i ragazzi. Con l’obbligo di quattro under in campo si dà ai giovani la possibilità di mettersi alla prova in un vero campionato, con i grandi, dove il risultato conta davvero e questo è molto utile perché permette di capire l’importanza di lavorare con uno scopo preciso che va oltre il singolo, ad esempio, per la salvezza o la vittoria un campionato. Tuttavia, bisogna avere pazienza con i ragazzi perché non tutti sono subito pronti al salto in prima squadra e queste dinamiche creeranno difficoltà a molti giovani promettenti".

 

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